In-vento di Antonio Crivellari

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Fu prima dell’oscurità che Febònimo non si vide specchiato nel lago vicino alla sua dimora nella cittadella di Kòsiros, in quella parentesi di tempo che lo avvolse in uno stato di incalzante angoscia. La sua figura progressivamente svanì fino a confondersi col buio della notte. Quale arcano fattore provocò tale disapparenza? Non fu l’alba dell’indomani a svelarlo, bensì a confermarne l’effetto, ed aggiungere altra inquietudine al pastore-pensatore greco. Durante il giorno egli si ricordò però che già all’anziano Politénos quindici lustri prima accadde un simile caso e, recatosi nella biblioteca di quel paese, lesse che secondo i somatologi dell’epoca si trattava di una completa perdita di molecole fisiovisive che si verificava per sottrazione atomica da agenti perimaterici.

Quello che fa Antonio Crivellari in questi dieci racconti non è un viaggio verso un luogo fisico ma metafisico, alla ricerca del logos e del sema, della parola e del segno, in quel magma indefinito da cui, a fatica, originarono popoli diversi: Greci, Egiziani, Sumeri, Etruschi, Latini, Arabi e via dicendo. Era l’alba della civiltà. In questo magma primigenio in continua
evoluzione, e per sua stessa natura proteiforme, si muove Crivellari pilotando con l’accortezza di un nocchiero la navicella del suo ingegno. Il mare è pescoso e Antonio è un buon pescatore. Getta la rete dove lo indirizza la sua sagace curiosità. D’altra parte l’antichità è un mare
vasto, un pozzo senza fondo, ricchissimo, da cui si può attingere senza limiti per avvalorare certezze, rincorrere fantasie o tessere miti, un
vero e proprio supermarket dell’usato sicuro.
L’autore è calamitato da verbi, vocaboli, eufemismi di cui poi dispone adattandoli, parafrasandoli o smontandoli nel costruire il suo opus narrativo come se fossero tanti mattoncini di un mirabile
Lego linguistico.

(dall’introduzione di Gianni Colledani)

Antonio Crivellari, pittore e poeta, è nato nel 1950 a Pordenone e vive a Spilimbergo dal 1955. Dagli inizi degli anni ’70 è impegnato nell’operazione estetica verbo-visuale con una esperienza attiva nella poesia lineare e visiva. Recentemente ha pubblicato assieme al fratello Amos un volume di immagini fotografiche dedicato al Friuli. Ha allestito diverse mostre personali e partecipato a numerose collettive nazionali ed internazionali, con interventi di performances ed installazioni. Appassionato di grammatologia e specialista in traslitterazioni, perlustra e indaga il variopinto mondo dell’arte scrittoria dei vari popoli del pianeta, Dal 2003 al 2012 è stato curatore di mostre presso la Villa Conti Toppo-Wassermann di Travesio organizzate da “Arcometa – Consorzio tra le Pro Loco dello Spilimberghese”. Numerose le sue presenze alle iniziative di “AURA – Associazione Artistico Culturale del Friuli Venezia Giulia”. Nel 1998 ha pubblicato una raccolta di poesie e immagini intitolata Grammalogie con il Circolo Culturale Menocchio. Dal 2001 al 2003 ha ottenuto tre consecutive segnalazioni per la poesia nel Premio “G. Malattia della Vallata”. Nel 2005 ha pubblicato con A. Flyerns una raccolta di poesie dal titolo Risoluzione di un Riferimento Circolare. È del 2007 il libro di poesie Raggi scaleni con Arcometa. Nel 2013 esce la sua ultima raccolta di poesie Solive penombre con le Edizioni Medianaonis.

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