Antonio Crivellari

Antonio Crivellari
Solive Penombre

(Introduzione di Paolo Venti)

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Mantra, grafemi e calligrammi
La poesia di Antonio Crivellari
(dall’introduzione di Paolo Venti)

Scrivo ancora per Antonio Crivellari, dopo un’introduzione di qualche anno fa a una silloge di testi, perché c’è ancora da scrivere, perché la sua indagine è andata avanti e piace seguire la linea di ricerca di un artista, verso dopo verso, dipinto dopo dipinto. Tutti noi abbiamo una linea, ciascuno la sua, nella vita come nell’arte, ma seguire “criticamente” quelle altrui è esperienza suggestiva che consente di prendere le misure, di avere rimandi di senso, consente di intravedere vie nuove che ci sarebbero rimaste precluse nella nostra navigazione. Avevo lasciato Antonio alle prese con i suoi calligrammi, con questa decifrazione di sensi e di alfabeti, provocati e giocati sulla tela e sulla carta con lo stesso slancio entusiasta, la stessa certezza. Certezza che le parole, anche al loro livello di grafemi, o forse soprattutto a questo livello, in un mix babelico, avessero da restituire sensi. Che la ripetizione di un mantra, magari della parola pace in cento lingue, come certi esercizi descritti nel Talmud, contenessero una loro forza intrinseca, finissero per liberare fra le pieghe del colore e fra le pieghe del verso la loro energia salvifica.

Qui la linea continua, ritrovo la stessa fiducia nel dire, la stessa generosità  espressiva, ma con dei passi avanti, degli sviluppi che sarà importante seguire.

Alcune costanti varrà la pena di riprenderle non fosse altro per il fatto che sono la cifra di questo autore, il suo carattere distintivo. Intanto quell’istinto a riempire, riempire, riempire, saturando da pittore la tela fino ai margini, fitta fitta di segni, a volte senza respiro. La pagina sembra invece leggera, nella brevità dei versi, ma si veda per esempio la sequenza di complementi di una poesia come Vorrei essere………..: “farfalla maschio/posarmi vorrei/ su fiore femmina/ con ali e petali tinti in trepida unione/ sul prato di segni/ senza cortine/ tra vespri e albori/ in fondo al raggio/ di un attimo eterno/ nel campo dei sogni/ oltre il recinto”, dove non si lascia fuori alcun complemento, in un’ansia di saturazione che diventa descrizione totale.

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