DISEGNIx2 – Mary Cinque/Renata Gallio

DISEGNIX2
05 marzo – 30 aprile 2016

Sala espositiva della Biblioteca Civica di Pordenone
(inaugurazione sabato 5 marzo ore 18.00 ingresso libero)

Disegnix2
Disegnix2

vedi anche il sito di Mary Cinque e l’intervista a Renata Gallio

La realtà delle fiabe e la fugacità del reale

Due artiste così diverse e lontane per residenza, interessi, lavori, personalità, tecniche. Pubblico, soprattutto, visto che Renata si rivolge ai bambini, Mary a sofisticati visitatori adulti. Non si può non partire da questa differenza, che l’allestimento ha volutamente utilizzato in modo provocatorio, per entrare nella logica di questa mostra. E scoprire magari, come spesso accade, che le distanze si assottigliano man mano che ci si addentra in un discorso, man mano che si capisce. O almeno rivelano problemi interessanti e stimolanti.

Mary ha un lungo curriculum di interventi, molto originali e diversificati, ma qui ci conduce lungo un suo percorso sulle tracce di Perec, l’autore di L’infraordinario, una raccolta straordinaria (e scusate il gioco di parole) di racconti che descrivono la vita attraverso l’elenco dei cibi che mangiamo o una città attraverso le insegne dei negozi. Modernissimo approccio alle cose e ai luoghi, qui condotto attraverso il Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, altro testo di Perec in cui la geografia dei luoghi racconta di spaesamento, di destabilizzazione, di insignificanza, e che Mary potenzia trasferendolo a suo modo sulla carta. Pagine di una grammatica francese, di quelle che ordinando il linguaggio sembrano ordinare il mondo e sulle quali l’autrice traccia con rapidi schizzi di pennarello e con macchie di colore una visione di scorcio delle cose, sforzandosi di coglierle nel loro fluire e nella loro misteriosa e fugace epifania.

Renata è invece una illustratrice per l’infanzia, ma per entrare nel suo mondo partirei da una frase che le è sfuggita durante un’intervista di qualche anno fa. “Amo molto le storie surreali”, così diceva, e osservando i suoi volumi, editi non solo in Italia ma in Spagna e negli Stati Uniti, ci accorgiamo di uno sguardo sul mondo che smonta senza esitazioni la facile equazione infantile/semplice. Il mondo della fiaba già di per se è un mondo surreale, in cui il piccolo si ingigantisce, in cui i luoghi si aprono a prospettive nuove e spesso inquietanti, ma la scelta e le soluzioni grafiche di Renata lavorano proprio in questo senso, a creare dimensioni fantastiche e inedite dell’esistente. Il risultato è una serie di tavole dettagliatissime, elaborate con cura sul piano della linea e del colore, pensate per settimane, studiate in bozze, preparate con otto dieci ore di lavoro ciascuna come ci racconta l’autrice.

E proprio questa del tempo mi pare la prima stimolante coordinata da seguire. La rapidità voluta, esibita da Mary Cinque (supporto di “fortuna”, tratto essenziale) serve a cogliere il nostro mondo, a fermare scorci minimi di una realtà che non si lascia esaurire (per citare Perec) perché è già andata, mentre la lentezza certosina delle tavole di Renata costruisce mondi altri, sosta compiaciuta su racconti che si ripeteranno infinitamente.

Ne deriva una seconda riflessione, sulla permanenza delle cose. A Perec interessa “quello che non ha importanza, quello che succede quando non succede nulla”, quando le cose si allontanano dagli occhi, verrebbe da dire, nella fiaba invece ogni oggetto presente (e disegnato), anche il minimo, ha il suo ruolo, è attore di qualcosa che resta (una dentiera, per fare un esempio a caso). Oggetti del mondo e oggetti della fiaba, o della magia se preferite: pochi tratti di pennarello in un caso, abbozzati su uno sfondo di pagina, o la cura certosina di collocare in un mondo saturo, strato su strato di colore, senza spazi vuoti in cui possa sfuggire il senso dell’insieme.

Ma mi preme ancora una cosa, prima di lasciarvi alla mostra. Mi preme far cenno a quel medium che è la scrittura, e magari il libro, che della scrittura è testimonianza palpabile. Renata ama illustrare “senz’altro storie scritte da altri” e Mary come si è detto parte da un testo di Perec per le sue esplorazioni. Fra libro e immagine nei due casi si instaura una dialettica interessante, che ha a che fare anche con il convegno che in questi giorni si tiene proprio nei locali della biblioteca, sul tema dell’immagine. In causa è chiamato in verità un triangolo di grande potenza, ovvero la realtà, il racconto e l’immagine. L’esserci delle cose e delle azioni, da un lato, che è altro dalla possibilità di raccontarle, cioè declinarle secondo un senso, ma diventa al limite elencazione pura, magari dell’effimero, e l’inventare fiabe, cioè cose che esistono in quanto sono raccontate, e hanno un grado di concretezza perfino superiore in quanto si impongono già dotate di senso. Scrittura che decostruisce e scrittura che crea mondi, in qualche modo. La pittura, o l’illustrazione, o l’immagine, in questo senso si pongono come un terzo felicissimo incomodo nel gioco, ora assecondando una ora l’altra, ora strizzando l’occhio ad entrambe. Mary, giocando con Perec e con la barbosa grammatica francese che le fa da supporto, demolisce e salva le cose introducendo un terzo di livello, quello del visibile, dell’illustrabile. Lo stesso fa Renata che dalle poche suggestioni di una filastrocca fa lievitare mondi di colore, così vivi e lontani dal nostro.

Perché in fondo non si è capito ancora bene a cosa conviene affidarsi per vivere, a quello che esiste, a quello che si vede o a quello che si legge, e il problema vale per i bambini e per gli adulti allo stesso modo.

Paolo Venti

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *