Gian Piero Cescut

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INVITO ALLA MOSTRA: KARTE di Gian Piero Cescut/INKARTE

sabato 11 giugno ore 18.00
Organizzato dall’ Assessorato alla Cultura di Cordenons e l’Associazione Media Naonis
Presentazione ore 18.00
Intervento critico di  Paolo Venti
Performance musicale straordinaria di Gian Piero Cescut e Luigi Pellissetti
Spazio Espositivo Sala Consiliare – Centro Culturale Aldo Moro Cordenons
Via Traversagna, 4, Cordenons (Pn)
Orario Apertura dal’l 11 giugno al 2 luglio 2016
lun.merc.ven.sab. 16.00 -19.00
esclusi i festivi
KARTE
di Paolo Venti

si è tracce/ sedimento di momenti/ nella fuga degli anni/ istante sopra istante/ gioia su gioia, pena sopra pena/ ghirigoro, groviglio, a volte nodo

Con il lavoro di Gian Piero Cescut siamo  condotti in crocevia di stimoli  grafici e pittorici che ci raccordano direttamente con la modernità. Il termine” metropolitano” compare più volte nei suoi cataloghi e da questo forse potremo partire.Metropolitano fa riferimento a una forma comunicativa che ci parla della vita frenetica, liquida, virtuale, e tutta una serie di aggettivi a cui ci ha abituati la sociologia e la filosofia contemporanea. In senso artistico è lo sforzo di raccontare l’universo comunicativo in cui siamo letteralmente immersi, la bulimia di messaggi che recepiamo e trasmettiamo e che diventa un “rumore di fondo” indistinto, ma anche un drammatico “silenzio di orizzonte”.  La quantità di messaggi eterogenei comprende pubblicità, segnali, mappe, indicazioni d’uso, istantanee di un reale che si propongono agli occhi già deformate dalla rapidità.  La modalità per render conto di questo è fatta di graffiti, stencil, maschere, spray, collage, inserti, e su questo filone già sperimentato dalla pittura/grafica degli ultimi decenni Cescut ha costruito un suo percorso originale e autonomo. Partirei da quella serie di lavori che più propriamente possiamo chiamare “dipinti”, chiarendo però fin da subito che la distinzione è di comodo. “Tracce” è il titolo di una raccolta, mirabilmente proposta dai Taccuini dello Studio Fabbro. Titolo indicativo perché in queste tavole coloratissime, astratte, grandi pennellate monocrome chiamano a dialogare i colori base, disegnando reticoli e campiture che evocano un territorio, una pianta. Gli inserti cartacei  o le scritte tracciate a pennello confermano questa idea di una “vita urbana” messa a soggetto, ma al tempo stesso evocano un disordine e un disorientamento totale e globale dei nostri movimenti, dei nostri passi. Tracce dunque, non segnali, non indizi, nemmeno segni, non qualcosa che  spinga in una direzione ma constatazioni di un evento, risultanze di cui dobbiamo limitarci a prendere atto.  I nostri muri, i nostri paesaggi non ci ospitano, non ci guidano, ma restano al massimo testimoni muti di fatti, conservano, appunto, minime tracce. Minime, perché quasi sempre l’attenzione è su elementi “disumani”: il titolo stesso delle opere, in una significativa autoreferenzialità, è ricavato da etichette, numeri di serie, codici a barre inseriti nel lavoro. Di suo l’artista introduce quello che può e che sa, la forza del suo ruolo: un equilibrio compositivo, una potenza delle forme e dei colori che paradossalmente al disordine e al non senso danno un senso nuovo su altri livelli, una ragione d’essere. Quello che nelle cose è disorientamento, sulla carta diventa mappa, discorso, e le tracce possono raccontare qualcosa.

Il passaggio successivo credo sia venuto spontaneo, aiutato certo dal lavoro di grafico che Cescut svolge da 1986. Mantenendo gli stessi strumenti, le stesse tecniche, ha creato il marchio INKARTE. Operazione suggestiva perché l’arte, si voglia o no, oggi è chiamata a questa vita anfibia, può e deve interagire con il mercato se vuole dialogare con il mondo. Del resto se le tracce estratte dalla realtà hanno senso sulla tela perché non compiere il cammino a ritroso e rivestire la realtà dei suoi segni, purificati, ricomposti, quasi a tentare di recuperare un loro senso? Mondo-carta-mondo, questo il percorso, affascinante. Ne nascono delle serie di carte di grandi dimensioni destinate al packaging, oggi si direbbe così, a impacchettare regali, a ricoprire mobili, realizzare borse, addirittura in formati di enormi dimensioni a ricoprire pareti intere. Carta da parati, carta da regalo, realizzata su supporti diversi a pennello, spray, stencil, ma con un dettaglio non da poco: ogni esemplare è riprodotto ex novo, appartiene a una serie e presenta gli stessi inserti grafici, ma è realizzato a mano dall’artista. Le carte da parati sono di grande eleganza e raffinatezza, usano le tecniche della texture, dello sfumato , della filigrana, strizzano l’occhio a certe icone dell’arte inserendo Veneri di Milo con tanto di etichetta oppure recuperando l’eleganza di certi caratteri tipografici.

Avvolgere, coprire sono i due verbi chiave di questa produzione (anche se dubito che qualcuno oserà incartare qualcosa con un prezioso lavoro di Cescut!). Sono due verbi che parlano di cura, di protezione, quasi l’arte fosse chiamata oggi a prendersi cura del mondo, o magari di noi, creando superfici che parlino all’animo, invadendo le stanze ben più di come farebbe un quadro.  E del resto, se il mercato ha invaso il mondo saturandolo di brutture, forse è tempo che l’arte lo invada a sua volta, riempia le pareti, ci salvi.

 

 

 

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